Materiali di costruzione e emissione di CO2: quale impatto sull’ambiente ?
I materiali che vengono presi in considerazione nella costruzione di un edificio non sono equivalenti in materia di impatto ambientale.
In primo luogo, questi materiali sono costituiti da una base di materie prime come i diversi minerali, il petrolio, il legno o le materie di origine vegetale.
Poi, tali materiali implicano un consumo d’energia, per la loro fabbricazione innanzitutto, ma anche per il trasporto e l’utilizzo.
Infine, nella scelta dei materiali, è importante prestare attenzione anche all’impatto ambientale del loro smantellamento alla fine del loro utilizzo (rilavorazione, distruzione).
Nel momento in cui l’ambiente è più che mai al centro dell’attualità, GSE vi propone un’analisi di questo impatto, materiale per materiale, con, a volte, qualche sorpresa. Le diverse materie prime
Le diverse materie prime
I prodotti minerari alla base dei materiali di costruzione sono generalmente abbondanti. Tali risorse pongono generalmente pochi problemi in materia ambientale (ferro, alluminio, silice, calcare, argilla …). È piuttosto la loro trasformazione, che necessita spesso molta energia, sulla quale bisogna riflettere.
Il petrolio è una materia prima alla base di molti materiali isolanti, di materiali plastici, di rivestimenti stradali…Di sicuro la produzione di questi materiali utilizza una risorsa naturale non rinnovabile, il petrolio, ma in generale, l’energia utilizzata per la loro fabbricazione è scarsa e si tratta di un utilizzo piuttosto nobile della risorsa petrolio, più nobile del semplice fatto di bruciare il petrolio per produrre energia.
Alcuni materiali pongono problemi di rilavorazione (in particolare il PVC), che conviene studiare caso per caso. Gli isolanti a base di schiuma di poliuretano hanno utilizzato, per diversi anni, un gas CFC come agente di espansione. Al momento della rilavorazione, questo pone il problema della liberazione dei CFC e del loro impatto sullo strato di ozono. Oggi, gli agenti di espansione utilizzati sono dei gas senza CFC.
Infine, i materiali di origine vegetale, e in particolare il legno, hanno un impatto positivo sull’ambiente e le emissioni di CO2. Infatti, i vegetali, durante la crescita, per fare la loro fotosintesi, assorbono la CO2 contenuta nell’atmosfera e la fissano. Sono gli alberi in crescita che assorbono maggiore CO2, mentre questa attività si riduce considerevolmente quando l’albero è adulto. Una buona gestione delle foreste consiste nel tagliare gli alberi adulti e ripiantare per rigenerare la foresta. Ciò permette di organizzare su vasta scala delle macchine che assorbono (e fissano) la CO2.
In natura, nulla si perde, nulla si crea, tutto si trasforma… così la CO2 assorbita e fissata dal legno, sarà restituita nell’atmosfera a fine vita (sia per combustione che per deterioramento). Tuttavia, essendo la durata di un edificio di circa 30 anni, quando il legno sarà distrutto (in 30 anni o più) avremo, speriamo, superato la soglia critica dell’impatto della CO2 sull'effetto serra, perché entro 30 anni, non ci sarà più molto petrolio o carbone come fonte di energia.
Lo studio dei materiali per quanto riguarda il loro impatto sull’ambiente si concentra, quindi, sull'impatto della CO2 legato all'energia impiegata per la loro fabbricazione, il trasporto e l’utilizzo.
L’analisi di questo impatto, materiale per materiale, riserva a volte delle sorprese e delle divergenze rispetto alle idee intuitive che ognuno può avere.
Ecco una lista degli impatti di CO2 di alcuni materiali correntemente utilizzati nell’edilizia
(valori espressi in kg equivalente CO2)
60 kg: 1 mq di fondo in cemento.
22 kg: 1 mq di fondo con rivestimento bituminoso.
21 kg : 1 mq isolante termico in lana di roccia (K = 0.40 w/m2/°C).
10 kg: 1 mq d’isolante termico in schiuma di poliuretano (K = 0.40 w/m2/°C).
2,6 kg: 1 mq d’isolante termico in lana di canapa (K = 0.40 w/m2/°C).
85 800 kg: la struttura in acciaio di 1000 mq di magazzini.
37 530 kg: la struttura in cemento armato di 1000 mq di magazzini.
- 45 825 kg: la struttura in legno di 1000 mq di magazzini.
80 kg: 1 mq di copertura in lamiera della superficie inferiore, isolante lana di roccia (K: 0.40), impermeabilità bituminosa.
32 kg: 1 mq di copertura pannello sandwich con schiuma di poliuretano (K: 0.40).
- 136 kg: 1 mq di copertura con supporto in legno, isolante in lana di canapa (K: 0.40), impermeabilità in PVC.
7 040 kg: 100 mq di telaio con vetrocamera su struttura in alluminio.
5000 kg: 100 mq di telaio con vetrocamera su struttura in acciaio.
40 kg: 100 mq di telaio con vetrocamera su struttura in legno.
47 kg: 1 mq di rivestimento a doppio involucro, isolante in lana di roccia (K: 0.40).
32 kg: 1 mq di rivestimento pannello sandwich.
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Così un fondo a base di uno strato bituminoso sarà più accettabile che un fondo in cemento.
Gli isolanti a base di prodotti petroliferi (come materia prima) come il polistirolo espanso o estruso sono, contro ogni aspettativa, più accettabili degli isolanti a base di lana di roccia, che necessitano più energia per la loro fabbricazione.
I nuovi isolanti a base di fibre vegetali o animali come la lana di canapa, il sughero, la fibra di cellulosa, la lana di pecora… sono molto accettabili. La loro produzione inizia a diventare industriale e il prezzo sempre più competitivo.
L’utilizzo di questi materiali si svilupperà nei prossimi anni.
Infine, l’alluminio è un materiale che richiede enormi quantità di energia per la sua fabbricazione. Appare necessario limitare al massimo il suo utilizzo.